Primo giugno di disoccupazione sentimentale

Ciao, vi scrivo dalla mia Caporetto. Uno mi ha abbandonata, un altro mi ha invitata al suo matrimonio. Sono due drammi, li amo entrambi e in questo momento mi sbatterei la testa al muro. Ma mi fa malissimo da quando ho saputo del matrimonio, quindi credo che stia per schiantarsi da sola, da dentro, per evitarmi la fatica di scegliere un muro.
Ho anche abbandonato il mio trombamico di fiducia, perché gli ho detto che voglio andare a letto solo col mio uomo (….), e pure un pretendente, per lo stesso motivo.
Questi sono i drammi della vita! Porca miseria!
Quindi, da oggi ho deciso che prenderò la vita con leggerezza.

Strani tipi di amore.

C’era aria di tempesta e quasi odore di sangue a una riunione pubblica, e io non potevo muovermi da dov’ero, perché mi vedevano tutti. E lui era lì. Mi ci aveva messo lui lì, in mezzo ai “pezzi grossi”, perché credeva in me. E in effetti, nessuno sapeva bene il perché. Nessuno sapeva delle cose passate fra noi. E anche noi fino a quel momento le avevamo credute sopite. Poi ci siamo guardati per attimi interminabili, e ci siamo ricordati tutto.
Negli ultimi mesi abbiamo preso delle decisioni, immutabili e dettate dall’amore, pare. Le strade si divideranno inesorabilmente e saremo solo amici, e non siamo mai stati amanti. Io però lo sogno ogni notte, e lui mi ha detto che nella sua testa noi siamo stati a letto un migliaio di volte. Gli occhi possono fare l’amore, però.

Sfogo dell’1,34 di notte

Ieri ho saputo che stiamo insieme ma al momento ha poco da darmi. Praticamente ognuno è per i cazzi suoi. Praticamente ognuno fa il cazzo che vuole. Praticamente posso fare quello che voglio. Ma io non ho voglia. Cioè, avrei pure voglia di trombare, ma mi scoccia farlo con altri. Sarò innamorata? Mah.
Nel frattempo penso che tutto sommato forse sono fortunata, perché sebbene io non abbia ciò che normalmente ha una 35enne, cioè marito, casa, un paio di figli e una macchina e un mutuo, forse ho le cose che molte mie coetanee, almeno conterranee, ma forse anche di altri luoghi, al posto mio vorrebbero. Cioè, magari le mie ex compagne di scuola che ora hanno due figli e un marito sognerebbero di essere libere, magari hanno un marito che le cornifica e loro sono piene di cellulite. Magari hanno un mutuo da pagare e ora non sanno come fare, oppure hanno una suocera che le fa sentire una merda ogni domenica quando vanno al pranzo della domenica con tutta la famiglia. E poi tornano a casa e vedono i film romantici e si chiedono come sarebbe stato se non avessero deciso di sposarsi e di stare con quello là che ora è senza capelli e con la pancia e scorreggia, e tu gli devi lavare i calzini. E poi la mattina ti svegli nel tuo pigiamone e devi pulire tutta la casa e poi puzzi di cipolla. E poi ti vedi con le amiche il pomeriggio e ti raccontano dei figli, della maestra, del calcetto, della recita, dell’animazione e di Centovetrine e tu sogni di baciare quell’attore e sai che non succederà mai.
E io invece alla faccia vostra non ho un marito, non ho una casa mia e dei figli ma non ho manco un mutuo da pagare. E ho un corteggiatore di 30 anni che presto mi gusterò, uno pesudofidanzato di 31 molto carino, e la notte mi sogno uno che si sta sposando e ancora faccio l’adolescente e lo fa pure lui.
Però non ho il mutuo da pagare. E l’attore di Centovetrine lo potrei pure baciare, se non fosse che è stucchevole e mi piacciono gli uomini impegnati che muovono le masse e mi fanno venire il mal di pancia e alla faccia vostra mi posso vivere tutte le passioni che voglio. Ecco.

Mi viene in mente un mio vecchio post, in cui parlavo dell’olocausto e del fastidio che provo quando l’orrore viene usato con finalità di shock educativo. Inutile strazio. È proprio necessario sbattermi in faccia la foto della morta che sorride? È proprio necessario frugare con morbosità fra le ultime cose che ha scritto da viva?

Restiamo lucidi.

“A forza di soffrire per te ho contratto un debito intellettuale nei confronti del tempo che attraverso. Sono un militante del pensiero critico. Mi attirano libri che fino a qualche tempo fa m’innervosivano solo a leggerne il titolo. Sei compatibile con tutto: con il privato, il pubblico, la politica, l’etica, l’estetica, la religione, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, l’informazione, la tecnologia, la pubblicità dei pannolini e persino quella delle macchine. Ogni cosa è compromessa con te. E io sono obbligato a speculare su tutto, perché tutto ti riguarda. Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi. Indovina dove.”

D. De Silva

Ho scelto. Ho scelto la strada sbagliata. Sapevo che sarebbe successo senza rendermene conto, senza rimorsi e preoccupazioni. E’ totalmente sbagliata e irrazionale, mi è tutto contro. Ma appena ci penso, mi si apre il cuore.

Il cielo sopra Palermo

I cerchi si chiudono comunque. A volte abbiamo gli occhi così aperti e i sensi talmente puliti da poter beneficiare della vista di tutto ciò che ci sta accadendo, come dall’alto. Ieri pomeriggio ero sul balcone di Shikse, con la sua cagnolina. Credo che il mio cerchio si sia chiuso lì. Ho avuto la sensazione netta che l’uomo che desideravo mi stesse pensando in quel momento, e che lo avrei visto sicuramente. E così è stato. Nel frattempo stavo finalmente godendomi la compagnia di una mia sorella cane e la vista di una delle città più belle del mondo. E ho scoperto mentre ero lassù che tutti i miei giri mi avevano portato lì. Dal quarto piano si vede meglio. A volte mi rendo conto di vivere su una grande ragnatela, ma non sempre so se sono io a tesserla oppure se mi ci trovo semplicemente e casualmente al centro. Oggi ho chiuso un cerchio, ma sto iniziando a tessere una nuova tela

per un momento ho lasciato la vita sospesa negli angoli

Ad Andrea, con amore

Ieri sera ho finalmente assistito a un concerto di una artista che mi piace molto, Patrizia Laquidara. Ho conosciuto questa cantautrice in un momento della mia vita che ricordo con nostalgia e un pizzico di malinconia, in cui ero molto innamorata di un uomo che mi ha lasciato una eredità di nuovi gusti musicali e letterari che solo adesso riesco ad apprezzare. E ieri sera, al concerto, non ho mai smesso di provare gratitudine per quello che ho ricevuto da lui, per le passioni che mi ha trasmesso, per la musica che non ascolterei e i libri che non avrei letto se non lo avessi incontrato. Forse il senso di un grande amore, anche se finito male, si misura nelle cose belle che ti lascia in eredità, nella persona che ti fa diventare. Oggi, dopo due anni, il dolore è del tutto passato, e resta in me solo riconoscenza, apprezzamento per la persona che sono, e voglia di riscoprire quello che lui aveva già visto dentro di me, e che solo per un momento ho lasciato sospeso negli angoli.